Romolo Gessi
Fascioda, Gessi arruola un centinaio di uomini scelti fior da fiore in unaccozzaglia di convalescenti e in uno stuolo di dongolani morti di fame, cui fa pagare due mesi di soldo anticipato. A volte Gessi si convince di essere davvero sulle tracce del negriero, ma poi tutt'al più s'imbatte in una colonna dispersa di ribelli, anch'essi alla ricerca disperata di Suleiman.
Gessi ordina ai suoi uomini di alimentare la confusione dando fato alle trombe e percuotendo i tamburi.
Così lo scrittore Luigi Guarnieri (Tenebre sul Congo) descrive il Sudan di Daniele Comboni, attraverso il racconto della spedizione di Romolo Gessi, luogotenente di Gordon pascià, contro il potente negriero Suleiman e il suo esercito ribelle.Gessi si accampa a poche ore di cammino dalla zeriba di Suleiman.
Appollaiato su un albero, Gessi scorge il messaggero, lo sceicco Ismaen, avvicinarsi cautamente alla tenda di Suleiman senza incontrare anima viva.
Con mossa estemporanea, Gessi occupa il nodo stradale di Dem Idris, di notevole importanza strategica, impedendo di fatto ai ribelli la possibilità di ricevere rinforzi e rifornimenti dal Kordofan e dal Bahr el-Ghazal. Una bomba taglia in due la tenda di Gessi, uccidendo il suo cavallo. Romolo Gessi salpa da Khartoum a bordo dello steamer "Bordeen". Gessi fracassa la mascella di un ippopotamo sparandogli una palla esplodente da venti passi di distanza, il "Bordeen" incrocia lo steamer "Ismailia". Gessi ci sono ben 6 compagnie complete, formate per la maggior parte da schiavi entrati in servizio volontariamente.Gessi rientra all'ex campo di Suleiman, un dispaccio del generale Gordon lo informa che nel Darfur si è insediato il nuovo governatore da lui nominato, Messedaglia, col suo vice Emiliani, e si attende l'arrivo di un altro ufficiale europeo, l'austriaco Rudolph Slatin.
Gordon, sempre più inquieto per la sorte di Gessi - cui ha fatto conferire il grado di Miralai (generale), l'onorificenza dell'Osmanieh di terza classe e un premio di 2000 sterline - s'incammina come suo costume a marce forzate verso il teatro delle operazioni, bruciando le tappe a dorso di cammello nel defatigante alternarsi di giornate torride e di gelide notti.
Gessi ha fondato nel 1874, e che adesso è deserta, spettrale le capanne in rovina, i campi abbandonati, neanche una capra smunta in giro.Le bandiere dei ribelli fluttuano al vento a soli 50 metri dalle barricate, dai terrapieni, dalle trincee che Gessi ha fatto approntare in fretta e furia durante la notte.
Il numero dei feriti cresce a ritmi esponenziali, ma Gessi - al posto dei chirurghi e dei medicinali - ha con sé un rasoio, un temperino e un grosso ago spuntato. Difettano pure le munizioni - restano 6 cariche per ogni moschetto e 200 per ogni Remington - tanto che Gessi ordina di rifondere le pallottole raccolte sul terreno e cavate dai tronchi degli alberi e di sparare solo quando si è sicuri di centrare il bersaglio.Romolo Gessi a raccomandarlo al generale Gordon per quell'incarico delicato.
Romolo Gessi non è sfiorato da dubbi, Romolo Gessi non conosce esitazioni. Gessi cominciano a moltiplicarsi a dismisura le defezioni, che presto assumono l'aspetto di una diserzione di massa. Ladò le esigue munizioni tanto attese, Gessi decide di rompere quella snervante situazione di stallo. Gessi si rimette in caccia del negriero invisibile con 550 uomini, un patetico razzo e 12 cariche. Wau, se non altro, si presentano al campo di Gessi 700 uomini armati di fucile, un manipolo di aborigeni Niam Niam e un discreto numero di portatori. Il 28 febbraio, appollaiato in cima alla palizzata che circonda il campo, Gessi scorge gli sgherri di Suleiman impegnati nell'allusiva operazione di tagliare mani e piedi ai renitenti. Romolo Gessi fa scattare una massiccia campagna di arruolamento forzato, al termine della quale si ritrova con 300 soldati regolari e una marmaglia informe di 700 irregolari armati con fucili scadenti. Romolo Gessi, co-protagonista insieme a Suleiman Ziber (o Sulayman ibn Zubayr), è un ex garibaldino votatosi alla lotta contro il negriero sudanese trasformatosi in leader ribelle. Gessi scorge attonito i cumuli di cadaveri carbonizzati e maciullati dall'artiglieria, mescolati alle carogne dei muli e dei cavalli. Sudan è un corpo gigantesco in sfacelo, corroso fino al midollo - scrive Gessi in un momento di particolare prostrazione - e l'opera di Gordon per risollevarlo dal fango è un tentativo superficiale, puerile, che non reca benefici a nessuno. Gessi ne restano 40 - gli altri sono passati armi e bagagli nelle file dei ribelli.Si presenta davanti a Gessi e, in apparenza imperturbabile, si dichiara prigioniero.
Gessi non esita a partire con 600 soldati scelti, ognuno dei quali ha con sé 120 cartucce e farina per soli 4 giorni.
Gessi s'inoltra in un paese inondato, attraverso sentieri paludosi coperti da erbe che superano i tre metri d'altezza, nell'imperversare di violenti uragani, traghettando il fiume Ayel su improvvisate zattere di canna. Gessi attaccano frontalmente, sostenute dal tiro dei cannoni e dei razzi, e riescono a innalzare una serie di barricate che vanno a stringere progressivamente il cerchio intorno ai ribelli. Gessi viene a sapere che i parenti di Suleiman, invece di convincere il ribelle a deporre le armi, si sono affrettati a unirsi alla rivolta e infestano il paese imponendo tributi a destra e a manca.Gessi piomba sul campo del negriero, le truppe nemiche si danno alla fuga all'unisono.
Suleiman strepita e recrimina, Gessi fa perquisire l'accampamento e scopre cinque cavalli sellati pronti per la fuga e carichi di armi e munizioni. Gessi ha ai suoi ordini un pugno di uomini scalzi e macilenti, l'indecifrabile Suleiman scoppia in un pianto dirotto.Gessi pensa che io gli spedisca in aiuto delle truppe - scrive Gordon alla sorella Augusta - ma io non ho un solo uomo da mandargli».
Gessi riversano massicce scariche di fucileria sulla cinta interna.Gessi fa appostare i suoi uomini tra i folti cespugli che circondano la zeriba e spedisce un messaggero al campo con un biglietto per Suleiman.